La chiamata a raccolta di cittadini e forze ispirate ai principi socialisti, socialdemocratici, liberali e repubblicani, in questa intervista al segretario nazionale PSDI Renato d’Andria.
Nascerà, lavorerà ed avrà vita autonoma. Così il comitato promotore – militanti del PSDI, esponenti di altre aree politiche e simpatizzanti – annuncia l’arrivo in campo di un nuovo soggetto politico, il Movimento della Socialdemocrazia Italiana, che è stato varato ieri nel corso di un incontro presieduto dal segretario PSDI, Renato d’Andria. Ed è proprio lui, il segretario, a porre l’accento sull’indipendenza del Movimento dalle forze politiche tradizionali. Come ci spiega in questa intervista, rilasciata – non a caso – nel giorno del 25 aprile.
«Sì – esordisce d’Andria – non è un caso che l’annuncio venga dato oggi, nel giorno in cui si celebra la libertà e anche, in qualche modo, la rinascita del Paese, avvenuta grazie all’energia morale ed allo straordinario patrimonio di idee e di lavoro dei suoi cittadini. Ed è proprio a queste leve che ci rivolgiamo e che intendiamo sollecitare con la nuova iniziativa».
Guardiamola, allora, più da vicino.
Certo. Noi abbiamo ritenuto che, venuta meno l’efficacia dell’azione politica nelle forme tradizionali, com’è ormai sotto gli occhi di tutti, debbano essere gli italiani in prima persona a riprendere in mano le leve del loro destino. E in tal senso ci proponiamo come soggetto catalizzatore, che intende svolgere un’attività propositiva e, prim’ancora, di chiamata a raccolta.
La vostra chiamata è rivolta indistintamente a tutti i cittadini, o avete individuato anche soggetti più strutturati?
Noi ci rivolgiamo, al di fuori degli schemi, a tutte le forze che si identificano nei valori della socialdemocrazia, del socialismo, dei principi liberali e repubblicani, intenzionate a collaborare attivamente per l’uscita del Paese dalla crisi. Intendiamo partire dalla politica economica, da quelle riforme tanto sbandierate dai soggetti cosiddetti di sinistra, poi rivelatisi alla prova dei fatti incapaci di rispondere alle urgenze dei cittadini e protesi, piuttosto, alla conservazione del loro potere.
Veniamo ora al modo. Da dove pensate di partire?
La nostra non è e non sarà solo una proposta politica. Il nostro è un grido, che sarà rivolto alle forze di cui parlavo prima ma, più in generale, a tutta la borghesia operosa e lavoratrice del nostro Paese, che non sopporta più scelte sulla propria pelle calate dall’alto. E intende darsi da fare, ciascuno in prima persona, per dar vita a provvedimenti in grado di riavviare l’economia e di restituire un futuro ai figli.
Certo, ma come pensate di riuscire, in concreto, a centrare un simile obiettivo?
Il Movimento nasce in questi giorni e sta già ricevendo molte adesioni. Naturalmente fin da ora cominciamo a farlo conoscere, in vista dell’assemblea che convocheremo a metà giugno in un luogo-simbolo, Gaeta.
Anche la scelta di Gaeta, perciò, non è casuale.
Non lo è, evidentemente, perché Gaeta rappresenta, sul piano storico, il punto di unificazione di questo Paese. Ricordo che l’assedio di Gaeta, condotto dall’esercito piemontese dopo l’incontro di Teano, rappresentò il culmine del processo che portò all’unità d’Italia.
Cosa succederà a Gaeta, a metà giugno?
Sono convocate le forze sane del Paese per collaborare col governo che ci sarà. Vogliamo dare ai cittadini gli strumenti per essere soggetti e non oggetti del provvedimenti che riguardano la loro vita. Tanti ci hanno provato, in passato. Ma noi pensiamo che questo sia il momento giusto. Quasi, in qualche modo, un’ultima chiamata…
Mentre noi parliamo, è in fase di travagliata gestazione la nascita del nuovo esecutivo. Questo cambierà qualcosa, rispetto al Movimento della Socialdemocrazia Italiana?
No, non è questo il punto. Noi ci muoveremo a prescindere da quale sarà il governo in carica, tenendo bene in mente che la forza vera del Paese sono i cittadini e che a loro dobbiamo aprire la strada di una ampia e fattiva partecipazione. Senza le alchimie telematiche dei grillini, ma nel segno di una partecipazione pragmatica, dinamica, aperta e rivolta a tutti.
Quale sarà il primo obiettivo della vostra azione?
Lo abbiamo ben chiaro: è indispensabile e quanto mai urgente darsi da fare per rifondare la burocrazia, un apparato roso dalla corruzione e, comunque, complessivamente sfaldato. Da qui discende lo scadimento progressivo delle regole e anche, direi, del “senso delle regole”, che ha pervaso un po’ tutti. E quel vago sentimento di incertezza permanente che permea di sé il Paese. Di questo apparato in disfacimento fa parte il sistema fiscale che, nel generale scollamento, non ha trovato di meglio che martirizzare i cittadini, con un’oppressione non solo insopportabile, ma per molti versi incostituzionale. Non riescono a combattere i grandi evasori e a pagare sono i poveri. Anche con la vita.
Un panorama fosco. Si salva qualcosa?
Si salva lo spirito d’intrapresa degli italiani, la tenuta morale dei cittadini, che è sempre alta nonostante tutto, e lo vedremo. Ma porre con forza l’accento sulla caduta del sistema delle regole serve a capire tutto il ragionamento sotteso alla nascita del Movimento. Un apparato burocratico marcio allontana imprese e investimenti, con un effetto d’impoverimento a cascata. Questo pilastro dello Stato democratico va ricostruito, quasi dalle fondamenta. E noi daremo una mano a farlo.
Altro obiettivo?
Il secondo punto della nostra azione è strettamente connesso al tema della partecipazione attiva dei cittadini. Intendiamo aprire la strada per arrivare ai referendum propositivi su fattori strategici internazionali, per esempio la permanenza o meno dell’Italia dentro l’Unione Europea e sotto l’egida della BCE. O le aperture economiche ai mercati del Mediterraneo. Sappiamo che è un percorso lungo, ma in un momento come quello attuale, questo non ci scoraggia.
Quale potrebbe essere la strada?
La raccolta di firme per presentare una proposta di legge rivolta a modificare quella parte della Costituzione che attualmente impedisce ai cittadini di decidere con referendum, come recentemente ha fatto la Svizzera, la posizione da assumere e le scelte da compiere per l’Italia rispetto al contesto internazionale. Poi sappiamo bene quante proposte di legge, regolarmente avanzate con raccolte di firme, sono rimaste a giacere nei cassetti, quindi siamo pronti a muoverci anche nella direzione di una pressione mediatica per l’esame della proposta. Ma quello sarà uno step che verrà dopo.
Un Movimento che nasce il 25 aprile, una convention in un luogo simbolo come Gaeta. Ma basterà, in un Paese che è ridotto come il nostro?
Certo che non basterà, ma sappiamo che i tempi sono maturi per quella che definivo prima la chiamata a raccolta. E siamo pronti ad assumerci la responsabilità di farlo, perché crediamo che la socialdemocrazia e i principi liberali, che guidano in Europa i Paesi a più alto tasso di benessere, debbano tornare nelle mani dei cittadini per ricostruire il Paese.




